› Coppa D'Oro e Dolomiti
Il mito della Coppa d’Oro deriva, oltre che dal suo grande passato agonistico, anche dal fatto di svolgersi in uno degli ambienti montani più affascinanti del mondo.
Il percorso, a differenza delle edizioni classiche (1947 – 1956), è diverso di anno in anno.
Tale scelta è imposta, anzitutto dalla diversa tipologia di gara (la Coppa d’Oro è nata come gara di velocità su strada, mentre oggi è di Regolarità Classica), ma anche dall’esigenza di valorizzare l’ambiente dolomitico, contribuendo allo sviluppo della sua naturale vocazione turistica. Tale finalità, perseguita senza soverchio sforzo (data la bellezza degli scenari in cui la gara si snoda), è coerente con quelle degli ideatori della Coppa d’Oro, espressa già nei manifesti delle prime edizioni con la scritta “sport e turismo”.
Le Dolomiti offrono ancora una natura pura e selvaggia, paesaggi mozzafiato, un’atmosfera familiare e cordiale, quasi d’altri tempi. I visitatori trovano un ambiente che, pur attrezzato per soddisfare le più esigenti richieste del turismo moderno, sia estivo che invernale, presenta indizi di un passato ancora recente, legato indissolubilmente alla natura: la persistenza delle antiche “regulas” nella disciplina degli usi civici, la gastronomia, genuina e semplice ma deliziosamente saporita, i “toulà” ( i fienili) sul retro della “ciàsa” o i “tabià” che ancora punteggiano i prati, finanche le case in legno costruite con antica tecnica di derivazione nordica ( ad es. le case di Sappada). Ma le Dolomiti, prima dei visitatori, fàscinano i suoi abitanti. Come non ricordare nel nitore della loro luce i vividi colori del primo Tiziano, pittore massimo della Serenissima Repubblica, nato a Pieve di Cadore? Come ( osservandole) non lasciarsi prendere dal sonno onirico di Dino Buzzati, sempre bellunese fino all’ultimo, oramai giornalista e romanziere acclamato, che si chiedeva semmai esse fossero pietre o sogni ?